NUMERI NELLA RIFORMA

LA STRANA QUESTIONE DEI NUMERI

NUMERIIn questa riforma cambiano un po’ di numeri: il numero dei senatori e la spesa del senato, i numeri relativi ai voti necessari per eleggere il Presidente della Repubblica, il numero delle firme per richiedere una legge popolare (da 50.000 a 150.000). Cambia in parte il quorum dei referendum abrogativi: il voto è valido se partecipa il 50% degli aventi diritto (come oggi) ma se il referendum era stato richiesto da almeno 800.000 elettori, il quorum scende al 50% dei votanti delle ultime elezioni.

Renzi ha detto, in una delle innumerevoli apparizioni televisive, rivolgendosi agli italiani: “studiate il quesito”. Inutile dire che stava parlando del referendum.

“Studiate il quesito”.

Difficile pensare che sia stato un lapsus, forse sarebbe stato più opportuno esortare a leggere la riforma. Voleva proprio dire studiate il quesito e non perdete tempo a leggere le modifiche che abbiamo proposto.

Ormai nessuno dubita più che il quesito sia stato studiato per ingannare gli italiani che non saranno stati molto attenti a leggere gli articoli modificati. Chi non ha riflettuto abbastanza sulla riforma, voterà sì, perché il quesito così posto può solo far dire sì.

Ascoltare chi propone sì e chi propone no, fa riflettere e da qualche parte i conti non tornano.

Parliamo, per esempio, della formazione del senato, ovvero dell’elezione dei senatori. A parte i 5 scelti dal Presidente della Repubblica, gli altri saranno scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci. Chi vota no dice che quei senatori non sono scelti dal popolo e questo è un fatto molto preoccupante, proprio perché il popolo non può scegliere e i senatori quindi non rispondono al popolo, ma ai partiti.

Chi vota sì replica che non è vero che il popolo non sceglie i senatori, lo fa in modo indiretto, perché consiglieri regionali e sindaci sono eletti direttamente dal popolo. Per le regioni è previsto un sistema di elezione proporzionale con premio di maggioranza (introdotto con la legge 43/1995, valida per le regioni ordinarie), per cui è stabilito un premio variabile di un certo numero di consiglieri, il cui effetto è quello di attribuire alla coalizione dei partiti vincente sempre la maggioranza dei consiglieri in seno al Consiglio regionale. Per i sindaci l’elezione è diretta e si può concludere con un ballottaggio. Quindi il popolo elegge i senatori, dicono i promotori del sì.

Ma i comuni sono più di 8.000 e i sindaci che diventeranno senatori sono solo 21, non sembra che sia il popolo a scegliere quali sindaci, tra gli 8.094 eletti, dovranno andare in senato e ogni sindaco è stato votato solo dagli abitanti del suo comune, non dal popolo italiano, quindi in senato risponderà a chi lo ha scelto, cioè al suo partito, per le regioni il discorso è analogo, 74 consiglieri regionali (minimo due per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti) quindi non mi sembra che sia il popolo italiano a decidere chi dovrà andare in senato. Per popolo, ovviamente si intende la maggioranza di tutti gli italiani. Restano sempre molti dubbi sulla qualità del lavoro che dovranno svolgere come consiglieri o sindaci e come senatori. Questo è stato dibattuto ampiamente e forse non è ancora molto chiaro che cosa faranno i senatori secondo chi dice sì e secondo chi dice no.

Chi dice sì sostiene che si può fare sia il lavoro in regione o al comune che il lavoro in senato, evidentemente il lavoro del sindaco o del consigliere regionale è un “lavoretto leggero” oppure è davvero di poco conto il lavoro dei senatori, quindi è sostenibile fare tutti e due i lavori. Meglio non parlare delle attività dei senatori, perché il discorso diventa molto complicato. Questo è ancora un punto a favore del no.

I numeri del Presidente della Repubblica

Anche l’elezione del Presidente della Repubblica lascia molte perplessità. Nella riforma cambia il quorum dopo il sesto scrutinio.

Dice chi voterà sì: “il quorum aumenta! Sono più garantite le minoranze”. Però leggiamo attentamente: “dopo il sesto scrutinio servirà la maggioranza di tre quinti dei votanti invece della maggioranza assoluta (metà + 1) degli aventi diritto”. È vero! 3/5 è maggiore di ½+1, ma di quale numero stiamo parlando? Dice chi è favorevole alla riforma: non succederà mai che ci saranno pochi presenti in aula per l’elezione del Presidente della Repubblica. Chi lo garantisce? Ci ricordiamo come sono andate le votazioni dopo la fine del mandato di Napolitano? Ricordiamo i 101 misteriosi votanti che hanno mandato a monte l’elezione di Prodi? Esiste un numero legale perché la votazione sia valida? Il quorum è i 3/5 dei votanti e se in aula ci saranno pochi presenti, magari per qualche strano disegno politico, quindi poche persone che voteranno? Quelle persone decideranno per tutti gli italiani.

Cambiano ancora i numeri per la richiesta dei referendum, ci vorrà un numero maggiore di firme per chiedere un referendum.

Parità di genere passo storico (indietro)

Un altro punto ritenuto positivo da chi propone il sì è la parità di genere, cambiano ancora numeri.

Andrea Romano, la sua voce è la voce di Renzi, nella trasmissione di Mentana su La7 rivolgendosi al rappresentante del M5S Vittorio Ferraresi ha esclamato: “non mi dirà che non è d’accordo sulla parità di genere!” Parità di genere: la riforma costituzionale compie uno storico passo avanti pensano i sostenitori del sì, ovvero gli uomini e le donne dovranno essere eletti in ugual misura. Portato a difesa del sì, questo argomento ottiene l’effetto contrario. È davvero umiliante pensare di imporre per legge che le donne siano elette fino a raggiungere il 50% e non che siano scelte in base al merito, quindi alle loro capacità. Potrebbe anche succedere che siano elette il 70% delle donne, contro il 30% degli uomini perché le donne che si sono candidate sono effettivamente più brave degli uomini, ma potrebbe anche accadere il contrario per gli stessi motivi.” L’obbligo del 50% uomini e 50% donne, potrebbe tagliare chi merita più di chi rimane dentro. (Forse gli uomini hanno paura di non raggiungere il 50% per meriti personali?)

Può essere un motivo per votare sì? In qualunque modo la si pensi, non è proprio un buon motivo per cambiare la costituzione.

Allora i motivi del sì restano quelli descritti per titoli nel quesito, non ne vedo altri. A meno che si voglia credere alle previsioni apocalittiche del dopo vincita del no. Ma riesce davvero difficile crederci e soprattutto mi auguro che non succeda mai che si voti per paura. In Spagna stanno senza governo da più di 300 giorni eppure la Spagna cresce più di noi. Pensiamoci.

I motivi per votare no aumentano riflettendo attentamente sulle modifiche proposte. Le modifiche sono tante, alcune potrebbero anche essere accettate, ma occorre riflettere su ogni cambiamento, perché non è mai così facile vedere tutte le conseguenze possibili di quel cambiamento. Non basta una sola lettura o un solo dibattito, certo non è da seguire il consiglio di Renzi; “STUDIATE IL QUESITO”

Una risposta importante – Potrebbe cambiare il numero dei giorni mancanti al referendum

Attualmente i sondaggi danno in vantaggio il no rispetto al sì, ma siamo tutti in attesa della risposta al ricorso presentato da Valerio Onida, già Presidente della Corte Costituzionale, sulla validità del quesito che comprende molti argomenti diversi in un’unica domanda. Se il ricorso venisse accettato, probabilmente Renzi tirerebbe un respiro di sollievo, perché potrebbe essere spostata e di molto la data delle votazioni, per poter riformulare il testo. Renzi avrebbe più tempo per recuperare gli indecisi e noi saremmo sicuramente infastiditi da una campagna elettorale infinita.

Alle battute polemiche di Matteo Renzi preferisce non rispondere. “Io replico agli argomenti, non alla propaganda elettorale”.

Sorgente: Valerio Onida fiducioso sui ricorsi al referendum: “Riforma figlia della cultura della fretta, l’intento è l’elezione diretta del premier”

torna su

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Tu che ne pensi? Scrivi un commento