GUARDANDO LA SUA FOTO E I SUOI OCCHI

UNA FOTO E GLI OCCHI

OCCHI DEL MIO CANEQuegli occhi mi guardano e rivelano tanta dolcezza.

Quegli occhi mi guardano, ma solo dalla foto.

Non vedrò mai più quegli occhi dal vivo, perché quegli occhi vivi non ci sono più.

SGUARDO DOLCE O SGUARDO TRISTE?

Lo sguardo sembrava dolce, ma ora a guardarlo bene, sembra triste, come se avesse saputo che poi non ci sarebbe stato più, se non nella foto. Quel bel colore azzurro lo rendeva diverso dagli altri, anche se non era una  rarità, era comunque una cosa speciale. Speciale lo era comunque per noi.

Era una sua particolarità e al di là del colore degli occhi lui era il nostro amico amatissimo.

Quando quello sguardo era vivo e mi cercava, sembrava volesse esprimere qualcosa, sembrava cercasse di comunicare quello che sentiva e forse cercava anche corrispondenza nei miei occhi.

Guardo quegli occhi lontani e sento tanta tenerezza, quella stessa tenerezza che lui esprimeva quando mi veniva vicino e mi toccava col suo musetto. Mi guardava e si aspettava che lo capissi.

CHE COSA VOLEVA?

A volte era la richiesta di una coccola, di una carezza e sooddisfatto poi si allontanava, a volte insisteva e, spingendo con il suo muso sulla mia gamba, mi faceva capire che voleva che  lo seguissi, perché aveva bisogno di qualcosa come bere o mangiare o semplicemente voleva andare in balcone.

Gli piaceva guardare la strada, forse perché si aspettava di veder arrivare qualcuno che lui amava.

Certo non poteva parlare, ma trovava il modo di esprimere il suo affetto, la sua felicità di vedermi tornare a casa o la gioia di uscire per le sue passeggiate.

LA SUA PASSEGGIATA

La passeggiata era tutta sua, gestiva lui la velocità, il percorso, le soste e qualche volte chiedeva di allungare il suo tempo, poi tornava a casa tranquillo. Non parlava, ma sentivo la sua presenza, sentivo la sua amicizia e il suo affetto.

Quanti umani sanno essere capaci di amare ed essere fedeli per tutta la vita come lui e i suoi simili?

Eppure quel cane viveva con me per tempi brevi quando chi lo aveva adottato doveva star fuori per tempi non accettabili per lui.

Si era affezionato anche a me, perché sentiva, ne sono sicura che lo stesso affetto esisteva tra me e i suoi conviventi. Non ho nessuna voglia di chiamarli padroni.

Ora non c’è più. La sua vita si è conclusa quando ha raggiunto il suo limite, le sue forze sono diminuite e la sua energia è venuta meno.

Un cane dovrebbe vivere molto di più per non lasciare quel gran vuoto dopo quindici anni di vita in comune.

Ora non c’è più e quegli occhi che mi guardano dalla foto, dolci o tristi sono i suoi occhi. Non c’è vita nella foto, ma l’immagine riporta il ricordo di momenti felici vissuti insieme. Io ho sentito il suo affetto quando chiedeva carezze e ora mi manca, anche se non viveva con me.

Guardo quella foto e penso al momento in cui io non ci sarò più e di me rimarrà una foto.

Qualcuno la guarderà forse con la stessa dolcezza e la stessa nostalgia, ma io non ci sarò più come non c’è più il cane della foto. In fondo seguiremo lo stesso percorso solo perché siamo stati esseri viventi su questo stesso pianeta.

Abbiamo vissuto una parte della nostra vita terrena insieme. E poi? Seguiremo la stessa sorte. Non credo che ci sarà alcuna differenza.

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